UN PAESE DI GRANDE FASCINO, DEPOSITARIO DI STORIE E DI INCANTI VELATI, CHE DA QUASI MEZZO SECOLO SUBISCE L’OPPRESSIONE DELLA DITTATURA MILITARE: LA BIRMANIA. LE VICISSITUDINI, I SENTIMENTI E LE EMOZIONI, LA FUGA DI ALCUNI DEI SUOI PROTAGONISTI POLITICI E SINDACALI CHE SOLLEVANO LA VOCE IN NOME DI UNA RESISTENZA DEMOCRATICA E NON VIOLENTA. UNA TESTIMONIANZA VERA.
Nella fantasia di molti occidentali, la Birmania è un paese di grande fascino, di storie preziose, di incanti velati, che spesso riportano all’infanzia. In realtà questo Paese è il primo esportatore di metanfetamine al mondo e il secondo per oppio; un Paese che da quasi mezzo secolo è oppresso da una violenta e sanguinosa dittatura militare che schiaccia il popolo con il lavoro forzato, stupri, violenze e deportazioni. Una dittatura che tiene agli arresti domiciliari da oltre dieci anni, Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e simbolo della resistenza democratica e non violenta.
Questo libro racconta le vicissitudini e la fuga rocambolesca dalla Birmania di alcuni dei protagonisti politici e sindacali dell’opposizione. Nato dal lungo lavoro di collaborazione dell’autrice con alcuni di loro, Il Pavone e i generali ci presenta sette vicende attraverso le quali scorre anche la storia politica e sociale della Birmania dal dopoguerra ad oggi, le violenze, le brutalità e la repressione di questa dittatura di fronte alla quale molti governi ancora oggi chiudono gli occhi.
È la storia dei sentimenti e delle emozioni di uomini e donne, che per uno scherzo amaro del destino sono stati costretti a trasformare la loro vita, ad abbandonare i loro amori, i figli, le famiglie, i loro progetti di lavoro, per diventare protagonisti della resistenza democratica e dell’opposizione al regime dei cosiddetti «macellai di Rangoon.»
L'AUTORE
Cecilia Brighi, da 29 anni impegnata nell’attività sindacale, attualmente è responsabile per la CISL dei rapporti con le istituzioni internazionali e con i paesi asiatici, nonché componente del Consiglio di amministrazione dell’OIL. Ha contribuito all’approvazione di sanzioni contro la giunta birmana e sostiene
attivamente il movimento democratico e il sindacato clandestino birmano. Si batte inoltre per l’affermazione
dei diritti e della dignità del lavoro in Corea, Pakistan, Nepal, Cina, Afghanistan, Vietnam. Ha scritto numerosi articoli su riviste internazionali e italiane. |