Mamo, un anziano musicista di fama, ha il permesso di esibirsi
in concerto nel Kurdistan iracheno. L’amico fedele Kako va
a raccogliere con l’autobus della scuola i dieci figli musicisti
di Mamo che vivono sparsi nel Kurdistan iraniano. Mamo è
determinato a portare a termine il viaggio per i paesaggi maestosi
malgrado gli ostacoli. L’anziano musicista curdo infatti
ha atteso 35 anni l’opportunità di esibirsi nuovamente nel
Kurdistan iracheno. Mamo però ignora la premonizione di suo
figlio che qualcosa di funesto accadrà prima della prossima
mezza luna. È convinto che il cuore della performance sarà la
celestiale voce di una donna, Hesho, che vive in esilio in montagna
insieme ad altre 1334 cantanti. L’oppressione ha indebolito
la fiducia in sé e la voce della donna. E visto che alle
donne non è permesso in Iran di cantare in pubblico alla presenza
di uomini, Hesho deve essere nascosta accuratamente
nell’autobus…
Sceneggiatura / Screenplay Bahman Ghobadi
Fotografia (colore) / Photography (colour) Nigel Block, Crighton Bone
Montaggio / Editing Hayedeh Safiyari
Musica / Music Hossein Alizadeh
Suono / Sound Bahman Ardalan
Interpreti / Cast Ismail Ghaffari, Allah Morad Rashtiani, Hedye Tehrani
Direttore artistico / Art director Mansooreh Yazdanjoo, Bahman Gobadi
Trucco / Make-up Mehrdad Mirkiani
Produzione / Production MIJ Film, Silkroad Production
Anno di produzione / Year of production 2006
Durata / Running time 113’
Formato / Format 35mm
Bahman Ghoadi
Nato nel 1969 a Baneh, Iran, dopo
aver studiato cinematografia a Tehran,
lavora dapprima nel campo
della fotografia industriale e incomincia
a realizzare i primi cortometraggi
in 8mm e video. I cortometraggi
realizzati tra il 1995 e il 1999,
tra cui God’s Fish, Again Rain With
the Melody, This Man Has Arrived,
Life in Fog, gli fanno aggiudicare
diversi premi. Nel 1999 è assistente
alla regia di Abbas Kiarostami. Nello
stesso anno esordisce alla regia del
primo lungometraggio, A Time for
Drunken Horses, che vince la Camera
D’Oro al Festival di Cannes. Nel 2002
realizza il secondo lungometraggio,
Songs of My Motherland (alias
Marooned in Iraq). Il lungometraggio
successivo, Turtles Can Fly (2004), è
premiato con la Conchiglia d’oro al
Festival Internazionale del Film di
San Sebastian. |