Il film si apre con l’immagine
di una donna dal volto semicoperto che si guarda allo specchio.
Una voce fuori campo commenta: «Il mondo non difetta
certo di brutture, se l’uomo distogliesse da loro lo
sguardo ce ne sarebbero certo di più». Nel lebbrosario
di Bababaghi a Tabriz, vive in completo isolamento una comunità
di uomini e donne di ogni età impegnati nelle loro
quotidiane faccende: il documentario svela l’umanità
degli internati mediante scene di vita scolastica, giochi
infantili e scambi di sguardi, testimoniando di una lotta
per una vita dignitosa in una realtà di grande sofferenza.
Alla voce della poetessa si alternano le voci dei protagonisti
ed il lamentoso mormorio di preghiere in cui si ringrazia
un dio che perpetua il dono della vita.
Sceneggiatura / Forough Farrokhzad
Fotografia (b/n) / Soleiman Minasian
Montaggio / Forough Farrokhzad
Suono / Mahmud Hangval e Samad Pur-Kamali
Produzione / Golestan Film (su commissione di The Society
for Assistance to Lepers)
Anno di produzione / 1962
Formato / 35 mm
Copia dall'archivio dell'International Short Film Festival
Oberhausen
Forough Farrokhzad
Forough Farrokhzad è la maggiore poetessa
iraniana del XX secolo. Morta in un incidente stradale all’età
di 32 anni dopo aver pubblicato quattro raccolte di poesie,
Forough Farrokhzad si afferma nel cinema come regista di The
House is black, documentario del 1962 premiato al festival
di Oberhausen. Nel 1958 inizia a collaborare con la casa cinematografica
di Ebrahim Golestan. Tra i suoi contributi cinematografici,
si ricordi il montaggio di A Fire, documentario del 1959 premiato
al festival di Venezia, la realizzazione della colonna sonora
di Wave, coral, and rock (1962) e la coregia di The mud brick
and the mirror (1965).
|