Spiragli sul Cinema Asiatico

Nella lingua persiana non c’è una distinzione tra poesia e canzone. Le parole della musica classica iraniana provengono sempre dalle poesie. Versi famosi sono presenti nei vari idiomi della lingua parlata. Tutti gli iraniani conoscono a memoria i versi dei loro maggiori poeti e sanno dove sono sepolti i loro poeti

Forough Farrokhzad, una delle più note poetesse e cineaste iraniana è sepolta in un piccolo cimitero nella zona nord di Tehran, tra ville a ridosso della montagna. Sulla sua tomba sono incisi i versi di una sua poesia “Il dono”.

“Io parlo dalla
profondità della notte
dalla profondità delle tenebre
e dalla
profondità della notte io parlo.
Se verrai alla mia dimora, o
generoso portami una lampada
e uno spiraglio dal quale
io possa guardare l’affollamento felice del vicolo”

A Forough Farrokhzad, che a Roma aveva percepito l’immortalità dell’arte, è dedicata l’apertura della settima edizione del festival “Incontri con il cinema asiatico”. Fatemeh Motamed Arya, una delle più note attrici del cinema iraniano leggerà alcune delle poesie di Forough Farrokhzad, prima della proiezione del documentario scritto e diretto dalla stessa poetessa

Dall’Iran arrivano al festival altre sette opere cinematografiche: quattro lungometraggi, un documentario e due cortometraggi. La mattina di Sabato 25 novembre si svolgerà alla Casa del Cinema un incontro con autori, interpreti, produttori e scrittori delle opere presentate

La settima edizione del festival “Incontri con il cinema asiatico” presenta oltre 50 opere inedite realizzate in venti paesi asiatici

Una attenzione speciale è dedicata al cinema del centro Asia, in particolare al Kazakistan, con quattro lungometraggi e due corti, realizzati tra il 1966 e il 2005. Da questo paese, a cavallo tra Europa e Asia, sarà presente Rustem Abdrashev, regista del film “The Island of Rebirth”, dedicato all’infanzia e adolescenza di un poeta, il padre del regista

Una seconda grande opera dal quel paese è “The Balcony”, di Kalykbek Salykov, storie di giovani adolescenti quando il paese, a maggioranza mussulmana faceva ancora parte dell’Unione Sovietica

Tra le opere provenienti dagli altri paesi del centro Asia,va segnalato “Bus stop” di Aktan Abdykalykov, già ospite del festival, girato nel Kirghizstan, un “Aspettando Godot” di utenti del trasporto pubblico locale, un cortometraggio muto con macchina fissa ad una fermata di autobus

C’è un’attesa di qualcosa che non arriva anche in “Waiting Calendar”, di Safarbek Soliev, del Tagikistan, anche lui ospite della rassegna, un film sul senso di smarrimento di una comunità che ha perso i punti di riferimento

Il senso di smarrimento è anche il tema principale di tre opere dedicato a donne non più giovani

“My Mother Is a Belly Dancer” di Lee Kung Lok, da Hong Kong, “The Postmodern Life of My Aunt”, di Ann Hui, ambientato a Shanghai e “Blue Cha Cha”, di Chen Wen-tang, da Taiwan, candidato al premio Oscar.

Dalla Cina viene presentato il film in digitale “Taking Father Home”, del giovane Ying Liang, storia di una ricerca del padre da parte di un ragazzo la cui giovinezza finisce nel sangue durante un’alluvione nella provincia di Sichuan.

In digitale è anche “Digital Short Films by Three Filmmakers 2006: Talk to Her”. Tre autori, Pen- Ek Ratanaruang, thailandese, Eric Khoo, da Singapore e Darezhan Omirbayev, dal Kazakistan, che affrontano il rapporto tra uomo e donna

Esilarante e parossistico il film dei giovanissimi autori giapponesi “Funky Forest: the First Contact”, una delirante carrellata del mondo contemporaneo giapponese

Dalle Filippine arriva “The Bet Collector”, di Jeffrey Jeturian, ospite della rassegna, che ritrae la vita di una donna in una violenta bidonville di Manila che raccoglie le scommesse di tutto il vicinato

Dalla Malesia le vicende di una cellula terroristica sono ricostruite in “Monday Morning Glory”, da Ming Jin Woo.

“If You Were Me 2” è un film nel quale cinque registi coreani danno il loro contributo sul tema dei diritti umani

Dall’India viene presentato “Parzania”, di Rahul Dholakia, con il grande attore, Nasseruddin Shah, ambientato nei luoghi del terribile massacro dei mussulmani nel Gujarat, e “Dombivli Fast”, di Nishikant Kamat, storia di una rivolta contro il ritmo e le piccole corruzioni della vita quotidiana a Mumbai. E dal nord-est del subcontinente una pietra miliare nella storia del cinema indian

” Joymoti”, primo film dell’Assam del 1935 .Il festival presenta anche due diverse versioni della storia di Milarepa. La prima girata nel 1974 da Liliana Cavani, ospite della rassegna, e la seconda girata quest’anno da Neten Chokling Rinpoche, che sarà presentato dal venerabile lama Thamthog Rinpoche

Come nelle precedenti edizioni le opere presentate non offrono una visione dell’Asia in trasformazione non solo di autori asiatici ma anche di autori non asiatici, come Milena Kaneva, con “Total Denial”, sui diritti umani violati in Birmania, governata da una giunta militare, e gli interessi petroliferi europei e americani, o Anna Pitscheider con “Kalasam”, sul microcredito per promuovere uno sviluppo sostenibile nella popolazione femminile del sud dell’India. Sull’India ancora viene presentato il viaggio “Corrispondenza dall’India”, di Paolo Brunatto e Emilio Leofreddi. La fascinazione per l’Asia scorre nelle immagini di Claudio Frosi, tra il Laos e la Thailandia, paese molto amato da un grande artista contemporaneo, Luigi Ontani, dalla cui fantasia nasce la messa in scena di una danza, commistione di arti tradizionali e maschere realizzate dal maestro

Tra i cortometraggi “Old Mountains, Old Shadows” di Joanna Vasquez Arong, regista filippina emigrata a Pechino che nel suo brevissimo film di 5 minuti, si chiede “Mentre sempre più giovani si trasferiscono a Pechino per realizzare i propri sogni, cosa sognano gli anziani abitanti di un paese nascosto tra le montagne a 90 km dalla capitale ?”

Per Asiaticafilmmediale il diritto di sognare continua ad essere la frontiera da attraversare, convinti che senza questo attraversamento dei confini, saremmo tutti più poveri

Italo Spinelli

 



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