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“Without this crossing of borders
we would all be so much the poorer”
Mahasweta Devi.
Brevi incontri con scenari e ruoli in trasformazione
La fotografia di una sala cinematografica a Phnom
Penh, completamente vuota ad eccezione di un giovane asiatico, a
torso nudo, che sembra si guardi intorno, mentre Nicolas Pascarel
scatta la foto. L’ultima sala cinematografica prima dell’avvento
dei film su internet e sui telefonini
E’ questa la foto scelta per la locandina
della Sesta Edizione di “-Asiaticafilmediale - Incontri con
il Cinema Asiatico”. Su Nicolas Pascarel, un giovane fotografo
francese che ha vissuto molti anni in Cambogia, fotografando i luoghi
della memoria del genocidio degli anni settanta, viene presentato
un documentario, girato da Stefano Di Leo, “Durant la pluie”
Sono quattro i film documentari presentati quest’anno
che riguardano il passato e il presente della Cambogia. L’ex
teatro nazionale cambogiano a Phnom Penh, abbandonato da oltre dieci
anni, è il luogo simbolico scelto da Rithy Panh per “Gli
artisti del teatro bruciato”. Mentre un attore recita Cyrano,
tra gli alberi cresciuti nel luogo un tempo dedicato all’arte
teatrale, Rithy Panh, regista cambogiano trapiantato a Parigi, s’interroga
su com’è possibile raccontare la storia recente, là
dove la cultura è stata sradicata dalle atrocità di
un regime che ha ucciso un terzo della popolazione
La necessità di superare la paura e di fare
i conti con il passato è anche il tema di “Deacon of
death \ In cerca di giustizia nella Cambogia di oggi”di Jan
van den Berg, filmmaker olandese che racconta la possibilità
di una riconciliazione (nel karma e nel perdono) senza giustizia.
Documentari e lungometraggi che fotografano l’impatto
delle trasformazioni in atto nelle diverse realtà asiatiche.
Come “Oxhide”, della giovane Niu Pi, un’opera
considerata tra le più innovative degli ultimi anni. Trentadue
inquadrature fisse, su se stessa e i genitori, nella loro piccola
casa di Pechino, che descrivono attraverso la quotidianità
di una piccola crisi domestica, la Cina che cambia. Non proprio
un documentario e non proprio un lungometraggio classico, ma una
nuova dimensione di linguaggio cinematografico.
Anche gli altri autori cinesi presentati nella
rassegna fotografano una realtà in veloce trasformazione.
Da Lu Yi Tong, regista di “Lost in Wu Song”, la descrizione
dei provini per trovare l’interprete di un eroe mitico per
una piccola produzione cinematografica, piena di problemi economici
e personali, a Yang Jin, autore del film “The Black and White
Milk Cow, storia in bianco e nero di un maestro in un villaggio
cinese che deve capire come investire il suo stipendio, una mucca,
per sopravvivere insieme ai suoi giovanissimi alunni. E poi Cui
Zi En, regista di “Star Appeal”, la storia dello scompiglio
che crea l’apparizione di un extraterrestre, con le apparenze
di un uomo nudo, che si muove di casa in casa in cerca di una nuova
sensibilità
Dalla Mongolia arrivano due film, il primo “
La grotta del cane giallo” di Byambasuren Davaa, candidato
all’Oscar per la Mongolia e il secondo del regista e attore
Ning Cai, che in “Season of the horse”racconta le vicissitudini
di un uomo, con moglie, figlio ed un cavallo, in un paese sconvolto
dalle nuove regole di vita imposte dal governo e dall’avanzare
della civiltà moderna.
Gli sconvolgimenti del proprio paese sono anche
il tema principale del film di “Iraq, my country” del
regista iracheno- australiano Hadi Mahood. Dal regista australiano
Dennis O’Rourke viene “Land mines - Una storia d’amore”,
girato in Afghanistan, il racconto del rapporto sentimentale che
sboccia tra un ex Mujaheddin e una bella ragazza tajika entrambi
vittime delle mine anti-uomo.
Di rapporti tra uomo e donna si occupa anche “Sesso
e filosofia”, girato da Mohsen Makhmalbaf il più importante
autore cinematografico emerso dall’Iran post-rivoluzionario.
Un uomo decide di organizzare un incontro con le sue quattro amanti,
alle quali giustifica il proprio comportamento con il fatto che
il tempo di ognuno di noi è limitato. Quando l’uomo
viene a sua volta invitato da una delle quattro donne e si ritrova
nella stessa situazione, questa volta rovesciata, con altri tre
uomini, non riesce ad accettare la situazione
Petr Lom, nato a Praga e cresciuto in Canada, ci
descrive invece in “Il rapimento della sposa in Kirgyzstan”
un rapporto tra un uomo e una donna basato sull’antica usanza
del rapimento della sposa, in Kirgkhizistan
Dalla donna sposa alla santa, come la protagonista
del film “Santa Santita”, della più famosa regista
e attrice filippina, Laurice Guillen. La storia di una donna che
accoglie le richieste di preghiera da anime disperate in cambio
di offerte di denaro
La storia di Lady Tokiwa, personaggio del teatro
di burattini giapponese, proviene invece dal XVI secolo. La trasferisce
sullo schermo Haneda Sumiko, innovativa docimentarista con “Il
rotolo dipinto –La Storia di Yamanaka tokiwa”
Mentre l’indiana Aparna Sen, pluri premiata
regista, ospitata nella scorsa edizione della nostra rassegna, realizza
con “15 Park Avenue” un’esplorazione sull’impatto
della schizofrenia nella relazione tra due sorelle, a Calcutta
Un altro regista già noto al pubblico di
Asiaticafilmediale è Girish Kassaravalli, con una dura storia
sulla condizione della donna musulmana nel sud dell’India
come l’indonesiano Garin Nugroho, del quale quest’anno
viene presentato “Amore e uova”, la storia di tre bambini
che si muovono in un piccolo mercato di Jakarta durante la demolizione
dell’area considerata da risanare
Anche l’opera di Asoka Handagama, dello Sri
Lanka, del quale viene proiettato il film “Una lettera di
fuoco”, è già conosciuta dal pubblico di Asiaticafilmediale.
Le vicende drammatiche di una famiglia di un magistrato donna il
cui figlio è coinvolto nell’omicidio di una prostituta.
Il film che chiude la rassegna, “Tre volte”,
del regista di Taiwan Hou Hsiao-Hsien, premiato al festival di Venezia
e a quello di Berlino, dipinge tre brevi incontri in diversi momenti
della storia di Taiwan, interpretati dagli stessi attori.
Molti i documentari italiani sulle cicatrici indelebili
lasciate dal colonialismo occidentale in Asia in particolare Frammenti
elettrici di Yervant Gianikian e Angela Ricci
Come scrive Mahasweta Devi, ospite d’eccezione
della sesta edizione, continuiamo a spingerci oltre ogni sbarramento
convinti che “ senza questo attraversamento dei confini saremmo
tutti molto più poveri”
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