Make movie no war
Italo Spinelli
 

Incontri con il cinema asiatico:
film e registi
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MAKE MOVIE NO WAR
Italo Spinelli

 

Il cinema asiatico continua a conquistare pubblico, sedurre giurie, rivoluzionare il mercato, spuntano ovunque festival dedicati ai film provenienti dall Asia che, grazie alla sua diversità culturale, economica e politica, s’impone come un nuovo immaginario, attirando sempre più spettatori occidentali.

La quinta edizione di Asiaticafilmmediale vuole offrire uno sguardo sulla realtà di alcuni paesi che, a causa o malgrado i conflitti di cui sono vittime, sono il terreno fertile per registi la cui forza e coraggio si nutrono del confronto diretto, con la gravissima situazione che si manifesta nel loro paese: la guerra,in particolare in Afghanistan, Iraq, ai confini dell Iran e, in altro modo, i conflitti etnico religiosi del subcontinente indiano.

Il disordine e il dolore regnano in Afghanistan, Terra e cenere di Atiq Rahimi, primo ospite degli Incontri con il Cinema Asiatico, è un film secco, senza conforti tragico, straordinario.
In un paesaggio arido e desolato tra le montagne a nord di Kabul, un vecchio e un bambino cercano, su una strada polverosa, un passaggio per raggiungere qualcosa al di là della disperazione di un popolo intero. Atiq Rahimi è uno scrittore che ha saputo imporsi anche come regista, dando voce a chi non può essere udito.

Questa quinta edizione vorrebbe poter guardare al futuro con qualche speranza, vorrebbe poter guardare al mondo che lasciamo ai bambini, e non può non constatare lo stato disperato in cui vivono milioni di bambini che oggi lavorano notte e giorno, fuori dalle loro case, sfruttati, esposti ai peggiori abusi, fino ad essere rapiti allo scopo di vendere i loro organi, come ci racconta, ancora dall Afghanistan, Timor Hakomyar nel suo film Wandering eyes O bambini profughi, che hanno imparato a vivere tra le rovine e le devastazioni, nelle precarie condizioni di esilio, come in The Boy who Plays on the Buddhas of Bamiyan ritratto commovente del piccolo Mir a cui gli anziani raccontano la vita di stenti e speranze di un paese da venticinque anni in guerra.

Ai bambini dell Afghanistan è dedicata l’apertura del festival, con la speranza che l’indiferrenza finisca presto e lo sguardo a Oriente si faccia più attento, sensibile e solidale.

Nella guerra tra Usa e Iraq i bambini sono le prime vittime innocenti, raccontate con grandissima sensibilità e una lucidità sconcertante da Bahman Ghobadi, kurdo iraniano, candidato all Oscar 2005 con Turtles can fly. Anche The Riverside di Ali Reza Amini descrive l esodo delle vittime kurde, in fuga verso il confine iraniano, sottoposte all orrore dei bombardamenti raccontandoci la condizione impossibile di una giovane sposa immobilizzata da una mina involontariamente schiacciata, ancora inesplosa, sotto i suoi piedi.

La guerra nella vita quotidiana a Baghdad è raccontata in due documentari rari per efficacia e profondità: Daily Baghdad daily di Romain Goupil e Forget Baghdad di Samir Naqqash scrittore ebreo originario di Baghdad, residente in Israele, uno dei più grandi artisti in lingua araba oggi viventi

Gli scontri fra comunità religiose rendono fragile anche la “piu grande democrazia del mondo”, l’India. Nessun regista popolare indiano ha più coscienza sociale di Govind Nihalani, nato a Karachi nel 1940, la cui passione per la giustizia sociale è evidente sin dai suoi primi film come Mother of 1084 del 1977, tratto dal romanzo di Mahasweta Devi sul movimento di sinistra a Calcutta, all inizio degli anni settanta, noto come Naxalbari ovvero movimento rivoluzionario Naxalita.

Aakrosh del 1981 affrontava il problema della corruzione nella polizia, come Dev che ha provocato reazioni controverse nella critica e nel pubblico indiano per il tema affrontato, l’intolleranza religiosa fomentata e protetta dai politici fino a ieri al governo, film popolare con un cast di megastar del cinema “mainstream” di Bombay, città chiave della violenza tollerata dalla polizia tra la comunità indu e la minoranza musulmana.

Asiaticafilmmediale ha il piacere di presentare anche cinematografie poco conosciute come quella Uzbeka che produce cinque o sei film all anno ma di grande valore poetico, come domostra la storia di Djahongir Kasimov, The giant and the Squab, un film pieno di speranze e ironia con un grande amore per la vita o il film cambogiano Moto Thief ispirato a Ladri di biciclette, film di H.M. Lo che è stato realizzato da una NGO, in Cambogia, con un budget di cinquecentocinquanta dollari.

È il primo dei nuovi film che presentiamo: l’immagine che apre il film è quella di un bambino cambogiano che inquadra, con le sue piccole mani, una scritta in sovraimpressione, make movie no war.


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