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Italo Spinelli
 

Incontri con il cinema asiatico:
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Omaggio Yoichi Sai

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OMAGGIO A YOICHI SAI

 

Yoichi Sai, nato nella Prefettura di Nagano, nel 1949, appartiene a una seconda generazione coreana di cittadinanza giapponese. Inizialmente, Sai è assistente alla regia di autorevoli maestri quali Nagisa Oshima (che, nel 1975, firma il celeberrimo L’impero dei sensi) e Toru Murakawa. Debutta come regista nel 1983, con Jukkai no Mosukito, proiettato al Festival di Yokohama. Vincitore del premio per il miglior regista esordiente al Mainichi Film Contest (uno dei più prestigiosi riconoscimenti cinematografici giapponesi), Jukkai no Mosukito è stato presentato alla "Settimana della critica" della Biennale di Venezia.

Dopo la regia di un secondo lungometraggio, Seiteki danzai (1983), ambientato nello scenario dei Nikkatsu Roman Porno (una serie di film pornografici soft core prodotti dalla Nikkatsu), Sai firma un contratto con la Kadokawa Eiga (Kadokawa Film) per la quale dirige Itsuka dareka ga korosareru (1984), Tomo yo shizukani nemure (1985), Kuroi doresu no onna (1987) e Hana no asuka gumi (1988). Sebbene il carattere dei film girati per la Kadokawa Eiga sia piuttosto commerciale e la loro produzione imponga la presenza di idoli dei teenagers, Sai, il cui tocco è sempre stato assai mordace e privo di inutili sentimentalismi, si distingue con decisione dalla mediocrità tipica di questo genere cinematografico.

Nel 1989, Sai gira Via Okinawa, accolto con grande favore dalla critica e proiettato al Festival cinematografico di Montreal. Okinawa, l’isola più meridionale del Giappone, occupata dalle truppe americane fino al 1973, ha una lingua e una cultura proprie. È il secondo film girato da Sai a Okinawa, dopo Tomo yo shizukani nemure. Il regista ne girerà quindi un terzo, dal titolo The Pig’s Retribution (1999), a riconferma del suo particolare interesse per l’isola e per i suoi abitanti.
All under the Moon (1993), la storia di un taxista coreano nato e cresciuto in Giappone, costituisce il punto di svolta della sua carriera. Con questo film, tratto da un romanzo di Sogil Yan, uno scrittore coreano residente in Giappone, Sai affronta per la prima volta i problemi di identità e adattamento affrontati dai giapponesi di sangue coreano. Il cast non annovera alcun attore famoso e, inizialmente, la distribuzione è assai limitata. La sua diffusione, tuttavia, aumenta gradualmente e il film ottiene un clamoroso successo. Sai Yoichi sale improvvisamente alla ribalta: All under the moon è accolto con entusiasmo da critica e pubblico e si aggiudica ben cinquantatre premi cinematografici, compreso il "Kinema Junpo", il più prestigioso riconoscimento giapponese. L’opera è proiettata in occasione di numerose rassegne internazionali, fra le quali l’International Forum del Festival di Berlino. Ancor oggi, è considerato dalla maggior parte dei critici giapponesi il capolavoro di Yoichi Sai.

Nonostante le critiche sfavorevoli e l’insuccesso commerciale raccolti dal suo film successivo, una commedia intitolata Tokyo Deluxe (1995), quello stesso anno, Sai dirige uno dei suoi film più celebri, Marks Mountain. Prodotto dalla Shochiku, uno degli studi più rinomati del Paese, il film è tratto da un best-seller del genere thriller. Data la complessità sia del romanzo sia della sceneggiatura, non si può negare che l’opera sia, a tratti, di difficile comprensione, anche per un pubblico giapponese. L’incasso, infatti, delude le aspettative della produzione. Ciononostante, il realismo e l’efficacia delle sequenze riconfermano Sai come artista di raro talento.
Il regista torna quindi alla produzione di film a basso costo. Dog Race (1988), una piacevole commedia sulla strana amicizia tra un poliziot-to e un informatore coreano-giapponese, dipinge un quadro assai realistico di Shinjuku, uno dei quartieri più vivaci di Tokyo. Il suo film successivo, The Pig’s Retribution (1999), vince il premio Don Quixote al Festival di Locarno. Nel 2002, Sai dirige Doing Time, un ritratto assai ben confezionato della vita quotidiana in un carcere giapponese. Adattamento cinematografico di un fumetto basato sulla reale esperienza del disegnatore, il film è un’autentica, irriverente commedia memore della lezione del regista Ozu Jasujiro, priva di episodi sensazionali, guardie dispotiche o evasioni rocambolesche. Doing Time vince molti riconoscimenti in Giappone e raccoglie un notevole e duraturo successo nei cinema d’essai.
Nel 2004, Sai Yoichi firma la regia di Quill, toccante narrazione delle vicende di un cane-guida per ciechi, basata su fatti realmente accaduti. Il film ottiene un successo commerciale clamoroso, superando un incasso al botteghino di due miliardi di yen. Nella regia dell’opera, nata da un autentico amore per i cani (Sai ne è appassionato), si astiene saggiamente da qualsiasi forma di facile sentimentalismo. Il regista prende così le distanze dal novero di tanti film mediocri girati sull’argomento.

Immediatamente dopo il successo di Quill, Sai si dedica alle riprese di un nuovo lungometraggio ad alto costo, progettato nell’arco di sei anni. La saga di Blood and Bones (2004), ancora una volta tratta da un romanzo di Sogil Yang, potrebbe essere definita "Il padrino" della comunità coreana residente in Giappone. Sai chiede a Takeshi Kitano di recitare nel ruolo di protagonista (per inciso, Kitano aveva già preso parte alle riprese di The Mosquito on the Tenth Floor). Per molti versi, il film può essere ritenuto un’antologia delle opere di Sai.
Yoichi Sai ha spesso ritratto figure generalmente emarginate dalla società giapponese, quali gangster, prostitute, coreani di nascita giapponese, abitanti di Okinawa e così via. La sua visione delle loro traversie è sempre obiettiva e le sue opere hanno un peculiare carattere pungente e scevro di sentimentalismo che, per usare un neologismo giapponese, potremmo definire ‘hard boiled’ (‘sodo’).

Yoichi Sai recita occasionalmente. Vale la pena di ricordare la sua straordinaria interpretazione Gohatto di Nagisa Oshima (1999). È anche cronista televisivo, assai celebre per la pungente critica politica e sociale. Recentemente eletto presidente dell’Associazione Registi Giapponesi, Yoichi Sai può, a buon diritto, essere considerato il protagonista del cinema nipponico contemporaneo.


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