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Tokyo – o Edo, come era nota all’epoca – divenne
capitale politica del Giappone nel 1603, quando Ieyasu Tokugawa
assurse al rango di Shogun e vi insediò il governo, sebbene
la capitale “formale” del Paese rimanesse Kyoto. Nel
1867, dopo la caduta dello shogunato dei Tokugawa, l’Imperatore
spostò la sua residenza da Kyoto a Tokyo e diede inizio al
regno Meiji. Fu allora che Tokyo divenne capitale a tutti gli effetti.
Il regno Meiji promosse un forte accentramento del potere e Tokyo
fu d’allora una grande città in tutti i sensi.
Case di produzione cinematografiche esistono sia a Tokyo sia a
Kyoto. Gli studi di Kyoto, tuttavia, si specializzarono nella produzione
di film storici, protagonisti assoluti i Samurai, mentre la maggior
parte dei film di ambientazione contemporanea sono sempre stati
realizzati a Tokyo. Per questo la maggioranza dei registi vive ora
a Tokyo e così tanti film sono girati qui. Credo che le scene
notturne girate a Shinjiku (dove è stato ambientato Lost
in Translation), sullo sfondo di mille insegne al neon dai colori
“cyber”, siano, per gran parte del pubblico non giapponese,
un’immagine consueta di Tokyo. La città, tuttavia,
è sorprendentemente piena di verde e, come ha mostrato Hou
Hsiao-hsien’s nel film Café Lumiere, ancora conserva
pacifici quartieri affollati dalle tradizionali casette a schiera.
Quando parliamo di film girati a Tokyo, non possiamo non ricordare
Yasujiro Ozu, il quale girò ben cinque opere nel cui titolo
figura il nome della città, compreso il suo capolavoro Tokyo
monogatari (Tokyo Story; 1953). Per tornare alla nostra rassegna,
vorrei ricordare un altro genio, meno noto all’estero, e compagno
di lavoro di Ozu presso gli studi Shochiku prima della Seconda Guerra
Mondiale: Hiroshi Shimizu, l’autore del film muto Tokyo no
eiyu (Hero of Tokyo; 1935). Shimizu non girò a Tokyo quanto
Ozu e la maggior parte delle sue opere è ambientata in meravigliosi
esterni rurali. È forse perché la Shochiku, in principio,
aveva sede a Kamata, nella parte meridionale di Tokyo, che i film
muti di Shimizu furono girati in scenari metropolitani. In seguito,
la Shochiku si trasferì a Ofuna, un sobborgo di Tokyo. Nelle
prime sequenze di Hero of Tokyo, possiamo vedere le zone residenziali
nei pressi di Kamara, che appaiono anche in molti film di Ozu, ad
esempio Umarete wa mitakeredo (I Was Born, But; 1832). Molte sequenze
di Hero of Tokyo sono girate in interni, e non possiamo così
godere degli esterni che Shimizu amava tanto. L’opera, tuttavia,
mostra alcune preziose immagini delle strade di Ginza prima della
guerra.
Il quartiere di Ginza, dove oggi s’incontrano ovunque colossali
grandi magazzini, si sviluppo come fulcro economico lungo l’arco
delle epoche Edo e Meiji. In Hero of Tokyo, si possono osservare
donne alla moda, note come “MOGA” (un’abbreviazione
di “modern girl”) passeggiare per le strade di Ginza.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, alcune zone di Ginza divennero
luoghi di ricreazione, in cui gli uomini, al termine dell’orario
di lavoro, erano soliti incontrarsi per bere e chiacchierare negli
innumerevoli bar. Il capolavoro di Mikio Naruse Ginza gesho (Ginza
Cosmetics; 1951) fu girato a Ginza. L’eroina del film lavora
come entraineuse in un bar di Ginza e vive a Shintomi-cho, un quartiere
sito a breve distanza. Il fiume Tsukiji, che scorre nei pressi di
Ginza e spesso appare nelle sequenze del film, è ora coperto
da un’autostrada. Naruse girò molti altri film a Tokyo.
Onna ga kaidan wo noboru toki (When a Woman Ascends the Stairs;
1960) mostra alcuni meravigliosi scorci di Ginza.
Akasen Chitai (Street of Shame; 1956), di Kenji Mizoguchi, fu ambientato
a Yoshiwara, il quartiere dello svago e del piacere di Tokyo dall’epoca
Edo. Yoshiwara, che divenne anche il titolo di un film di Max Ophuls,
era il luogo in cui, in epoca Edo, prostitute di lusso, altrimenti
note come “Oiran”, e ricchi commercianti svilupparono
rapporti meravigliosamente eleganti e discreti (una situazione assai
ben dipinta da Tomu Uchida nel film Yoto monogatari: Hana no yoshiwara
hyakunin giri / Hero of the Red District; 1960). Dopo la Seconda
Guerra Mondiale, le forze di occupazione americane, allo scopo di
controllare la prostituzione, circoscrissero la zona in cui essa
era tollerata sotto il nome di “Akasen” (“Linea
rossa”), includendovi anche il quartiere di Yoshiwara. Street
of Shame è una molteplicità di storie drammatiche
ambientate a Yoshiwara, all’epoca in cui si diffuse la voce
che il decreto anti-prostituzione, di lì a poco, sarebbe
stato ratificato. La legge entrò in vigore solo nel 1958
e il nome “Akasen” divenne un ricordo (naturalmente
ciò non significa che la prostituzione sia scomparsa da Yoshiwara).
Un nightclub di Akasaka servì da scenario del film Tokyo
nagaremono (Tokyo Drifter; 1966) di Seijun Suzuki. Akasaka, un quartiere
prossimo alla sede dell’Assemblea Nazionale e agli uffici
del Governo, divenne il luogo in cui l’alta società
si recava a fare spese e luogo d’incontro per politici facoltosi
e ricchi uomini d’affari. Negli anni Sessanta e Settanta,
periodo in cui l’economia giapponese crebbe rapidamente, i
nightclub di Akasaka poterono vantare l’apice della loro prosperità.
Negli anni Ottanta, tale prosperità cominciò a venir
meno e, quando anche il New Latin Quarter (uno dei locali di maggior
richiamo all’epoca) chiuse nel 1989, finì anche l’era
dei nightclub. Oggi non si girano quasi più film di genere
“gangster” ad Akasaka. Il set si è spostato soprattutto
a Shinjuku, un’area commerciale rapidamente sviluppatasi dopo
gli anni ’70. La Tokyo Tower, che può essere definita
il simbolo di Tokyo, è chiaramente visibile da Akasaka. In
Tokyo Drifter, la torre s’intravede sullo sfondo dell’albero
che il protagonista, di tanto in tanto, si ferma ad osservare. Ancora
in Tsuki wa dotchi ni deteiru (All under the Moon; 1993), di Yoichi
Sai, la Tokyo Tower si erge imponente nello scenario in cui si svolge
la spettacolare sequenza del taxista che, smarritosi, telefona alla
sua azienda.
Tokyo senso sengo hiwa (He Died after the War; 1970) di Nagisa
Oshima è stato interamente girato in esterni, con attori
non professionisti. Il film può essere definito una sorta
di documentario su Tokyo negli anni ’70, epoca in cui le lotte
politiche sconvolsero il Giappone. Inizio e fine del film furono
girati a Toranomon, nei pressi del quartiere ove hanno sede gli
uffici governativi. L’edificio dell’Assemblea Nazionale
è visibile sullo sfondo, nell’ultima sequenza. L’immagine
della manifestazione di massa organizzata dagli studenti universitari
è la più impressionante dell’opera. La telecamera
comincia a girare presso la stazione di Sendagaya, quindi riprende
gli scontri fra poliziotti e dimostranti a Meiji Park. Infine, segue
il corteo lungo tutto il bellissimo corso Aoyama, fino al quartiere
di Hibiya. Il film mostra anche immagini suggestive dell’autostrada
metropolitana che divenne famosa quando Andrej Tarkovskij la utilizzò
per i suoi scenari futuribili nel film Solaris.
Shibuya, divenuto area commerciale soprattutto per teenager, appare,
nei film di recente produzione, assai più spesso di Shinjuku.
Tempo addietro, Shibuya non godeva di tanta importanza. L’inizio
della sua prosperità e rinomanza può essere fatto
risalire al principio degli anni ’80, quando gruppi di giovani
dagli indumenti assai stravaganti, presero l’abitudine di
radunarsi tutte le domeniche per ballare lungo le strade Harajuku
e a Yoyogi Park, situati a breve distanza da Shibuya. I “Takenoko-zoku”,
erano teenager provenienti soprattutto da sobborghi di Tokyo, come
Saitama e Chiba. Si dice si siano riuniti spontaneamente per la
prima volta a Yoyogi Park nell’estate del 1979. In The Mosquito
on the Tenth Floor (1983), di Yoichi Sai, la giovane figlia del
protagonista vive a Chiba e si unisce ai “Takenoko-zoku”.
I “Takenoko-zoku” si sciolsero dopo diversi anni per
essere infine sostituiti da gruppi rock di strada. Negli anni ’90,
molti film sulla gioventù furono girati a Shibuya. Bounce
ko gals (Leaving; 1997), di Masato Harada, è molto rappresentativo
da questo punto di vista. A Shibuya, dove si trovano miriadi di
negozi d’abbigliamento per ragazze, è anche un focolaio
d’illegalità. Le prostitute adolescenti in particolare,
anche note come “Enjo kosai” (“Appuntamenti a
pagamento”) è all’origine di molti tristi e oscuri
episodi. Non si può, tuttavia negare che Shibuya, nonostante
i suoi lati oscuri, sia una zona dalle forti attrattive. Se vedrete
Leaving, capirete perché. |