| Le guerre finite e infinite e l’amore
per il cinema di
Italo Spinelli
“Medium of love”, “Il medium dell’amore”,
è un documentario sul mullah Ali Afhsari, che svolge lezioni
di cinema a religiosi d’alto livello nella città santa
di Qom, in Iran. Nelle sue lezioni Ali cerca di dimostrare, usando
spezzoni di “Natural Born Killer”, di Oliver Stone,
che film sulla violenza sono utili per conoscerla e debellarla.
Il messaggio non viene però compreso e ad Ali è imposto
di cessare l’insegnamento. Il documentario è stato
girato da Elli Safari, una giovane regista iraniana che attualmente
vive in Olanda. Ambedue, ospiti della quarta edizione degli Incontri
con il Cinema Asiatico, hanno pagato per il loro amore per il cinema,
“The medium of love”.
L’amore per il cinema è anche il soggetto
del film muto “Haji Agha, Actor-e cinema” (Haji Agha,
attore cinematografico) girato in Iran nel 1932. La storia del conflitto
tra un iraniano profondamente religioso che cerca di comprendere
la scelta di mestiere del genero, attore cinematografico.”
Il cinema ha un ruolo fondamentale nello sviluppo economico, etico
e letterario di tutti i paesi del mondo. Perché non dovrebbe
averlo anche da noi?” chiede il genero nell’ultima didascalia
del film. Girata dall’armeno Ovanes Ohanians, la pellicola
è il primo film iraniano di cui l’archivio cinematografico
di Tehran conserva ancora una copia.
Questo film apre la sezione “Focus su Tehran”,
che include opere di Mohsen Makhmalbaf, di Massoud Kimiai e di Dariush
Mehrjui, tra i più noti registi iraniani contemporanei. Iraniano
e; anche
Majid Madidi, regista di “The Color of Paradise” (Il
colore del Paradiso), di “Children of Heaven” (I bambini
del cielo), presentati nella quarta edizione degli “Incontri”
insieme ad altri suoi film, in collaborazione con l’istituto
culturale iraniano di Roma. Nato a Teheran nel 1959, Majid Madidi,
ospite della manifestazione, è stato prima attore e poi autore
di film premiati nei maggiori festival internazionali e candidati
7;Oscar.
Oltre al cinema iraniano l’Asiaticafilmediale presenta quest’anno
opere provenienti dall’Indonesia, dalla Cina, dalla Corea,
dall’India, dal Giappone, da Hong Kong, da Singapore, dallo
Sri Lanka e dal Vietnam. La rassegna, che si svolge quest’anno
al cinema Capranica, nel cuore di Roma, include un tributo al regista
indonesiano Garin Nugroho, ospite dellatazione.
Nato nel 1961, diplomato in cinema presso la Jakarta
Institute of the Art Nugroho
ha esordito nei lungometraggi, dopo aver realizzato una lunga serie
di documentari, con “Love On a Slice of Bread” (L’amore
su una fetta di pane), premiato nel 1993 come migliore giovane regista
al Asia Pacific Festival. Del regista e giornalista indonesiano
sono proiettati alla rassegna quattro lungometraggi e due documentari,
tra i quali “Icon”, sulla contrapposizione tra le icone
lglobali.
Anche il documentario “Burning Dreams”
(Sogni che bruciano), del regista di Taiwan, Wayne Peng, contrappone
in un certo senso realtà locali e globali, attraverso la
descrizione di una scuola di ballo nel cuore di Shanghai. Un anziano
ma vigoroso ballerino innamorato dei musical di Broadway e dei film
di Fred Astaire insegna il tip tap e il jazz a dei giovani appassionati
i danza.
“Dance with Farm Workers“ (Balla con i contadini), del
regista cinese Wu Wenguang, coinvolge anche ballerini, insieme ad
un gruppo di 30 contadini provenienti da una delle regioni più
povere della provincia di Sichuan, ripresi mentre provano uno spettacolo
musicale in un’ex ftessile.
Tra le altre opere che raccontano la Cina in trasformazione
vi sono “Blind Shaft”, (Tunnel cieco) del regista Li
Yang, premiato all’ultimo festival di Berlino, la storia di
omicidi e innocenza nel duro mondo dei minatori, e “Chen Mo
and Meiting”, di Liu Hao, la storia d’amore di un ragazzo
di provincia e una ragazza di città, girato in stile “cassavetiano”
nelle strade di Pechino. Infine “Enter the Clowns”,
(Avanti i pagliacci), realizzato in digitale dal regista Cui Zi
En, sulla sessualità trasgressiva e la solitudine della giovane
gen cinese.
La sessualità, la solitudine e la violenza
sono i temi affrontati anche dal giovane regista di Calcutta, Subhadro
Chowdhury nel film “In the Course of time” (Nel corso
del tempo), premiato quest’anno come miglior opera prima all’International
Film festival of India. Un secondo film indiano presentato alla
rassegna è “Mr. and Mrs. Iyer” della famosa regista
indiana Aparna Sen, figlia del celebre storico, critico e regista,
Chidananda Dasgupta. E’ la storia di un viaggio attraverso
i conflitti religiosi, tra hindu e musulmani, fotografato dal famoso
regist Ghose.
“Devdas” è invece una storia
d’amore, un film che rappresenta l’ultima “wave”
di produzione “Bollywoodiana”, il cinema commerciale
popolare di Bombay. Il libro da cui si ispira è stato già
il soggetto di innumerevoli versione crafiche.
Dal Giappone gli “Incontri” proiettano il film di “Bright
Future” (Futuro luminoso) di Kyoshi Kurosawa e “No One’s
Ark” (L’arca di nessuno) di Yamashita Nobuhiro, ambedue
sulle inquietudini della giovane generapponica.
Mentre il documentario “Hibakusha - At the
End of the World”, (Hibakusha - Alla fine del mondo), mostra
gli effetti sui sopravissuti alle radiazioni nucleari e dell’uranio
usate come armi di distruzione di massa sulla popolazione civile,
dalla Seconda Guerra Mondiale in Giappone allain Iraq.
Dallo Sri Lanka l’Asiaticafilmediale presenta
quest’anno “The Mansion by the Lake” (La villa
sul lago), dal decano del cinema cingalese Lester James Peries,
nominato al premio Oscar come miglior film straniero e “ August
Sun” (Sole d’agosto) di Prasanna Vithanage, ospite della
rassegna, con un triplice viaggio sullo sfondo dell civile.
In “Resurrection of the Little Match Girl” (La resurrezione
della piccola fiammiferaia), del regista coreano Jang Sun Woo, il
mondo futuro del cyber game non si distingue dal mondo reale. Le
immagini autentiche del presente che ci sovrasta sono invece catturate
nel recentissimo documentario del curdo-iraniano Bahman Ghobadi,
“War Is Over…!”(La guerra è finita…!),
che mostra la totale anarchia armata nelle strade dell’Iraq,
testimoniando quanto il paese sia ancora lontano dalla pace e dalla
stabilità.
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