L’Asia centrale è rappresentata da Aktan Abdykalykov in stato di grazia con Maimil, ritratto di un’educazione sentimentale di un adolescente kirghizo, vista anche attraverso l’occhio di Tonino Guerra. La giovane Sou Abadi racconta quello che pensano le donne iraniane oggi nel documentario S.O.S. Tehran. Dekha di Goutam Ghose rivela tutta la maturità del suo cinema, punta di diamante dell’intellighenzia bengalese. Cinque opere del grande documentarista militante Joris Ivens vengono presentati dalla coautrice Marceline Loridan Ivens. Bernardo Bertolucci, nei suoi sopralluoghi nel 1985 per L’ultimo imperatore.

Dalla Malesia arrivano nuovi registi che con film low-budget girati in digital video, ci raccontano storie metropolitane nella società multietnica e multireligiosa di Kuala Lumpur, che guarda ad occidente e parla un misto di inglese, cantonese e malay. E' il caso di Amir Muhammad con la commedia un po’ surreale Lips to Lips e Teck Tan con il road movie Spinning Gasing. Il cinema thailandese è presente con due film storici-epici “di massa”: Suriyothai, di Chatrichalerm Yukol e Bang Rajan di Tanit Jitnukul. C’è poi l'altra generazione più giovane che si racconta con i mezzi del cinema digitale, rappresentata da Wisit Sasanatieng, con Fah Talai Jone, citazione “colorata” dei serial western americani, ambientato nei villaggi tailandesi.

Inoltre: l'immigrazione in Italia vista in un viaggio dallo Sri Lanka all’Italia nell'intenso film di Boodee Keerthisena Mille soya-Buongiorno Italia che racconta la pericolosa traversata dei giovani immigrati srilankesi. Dal sud del subcontinente, il Kerala, l’ultimo film di Jayaraji, Shantham. Mani Ratnam, già autore di film controversi come Roya e Bombay box office acclamati dalla critica non solo indiana, si cimenta con il main-stream bollywodiano con Alai Payuthey, il ritmo, le canzoni e le coreografie di Bollywood a Madras. L'Armenia non riconciliata di Don Askarian, dall'Impero Ottomano al terrorismo più recente e alla tragedia del popolo curdo. Il viaggio, i sogni e la realtà si confondono in Jol di Darejan Omirbaev. L’Asia multietnica di Garin Nugroho vive nella memoria e nel presente del porto di Jakarta, aperto dalla colonizzazione prima portoghese e poi olandese. Il combattivo cinema indipendente filippino è rappresentato dal regista Gil M. Portes con Markova: comfort gay. Dalla Corea del Sud il film Nabi, del giovane Moon Seung-wook racconta, in uno scenario inquietante del prossimo futuro, un mondo inquinato da disastri ambientali e travolto da un virus che cancella la memoria degli esseri umani.

Nelle regioni più remote del mondo, come nel deserto del Gobi, l'uomo che porta i film è un eroe raccontato dal breve ed intenso documentario mongolo Hovor Hun di D. Tsenddorj e T. Sarantuya. Il Nepal buddista, nei suoi meravigliosi paesaggi e nei contrasti tra vita monastica e vita mondana, si rivela in Samsara di Pan Nalin. Beyond the Himalayas di Ghose in un Tibet mai visto prima. In Ailian Paiwandi il suono del flauto suonato con il naso, ricorda agli anziani della tribù di Paiwan i giorni della giovinezza e dell'amore, come nella Taiwan rappresentata dall'astro nascente Tsai Ming Liang con Ni Nei Pien Chi Tien e nel bellissimo Millenium Mambo del maestro della new-wave taiwanese Hou Hsiao-hsien che guarda in profondità la dolente gioventù asiatica del XXI secolo. Il cinema dei registi giapponesi (Masahiro Kobayashi, Shinobu Yaguchi, Wada Junko) parla di vuoto metropolitano e incomunicabilità generazionali e di una primavera tra i ragazzi di un'esilarante squadra di nuoto sincronizzato. Bean Cake di David Greenspan, film giapponese girato a Pasadena negli Stati Uniti, vincitore della Palma d'oro a Cannes 2001 nella sezione cortometraggi, descrive l'ostinazione di un ragazzino contro l'autorità imperiale nella Tokio del 1933.

Pechino 1988, il controverso rapporto con la Cina continentale, di Stanley Kwan, il rappresentante di punta della seconda ondata del nuovo cinema di Hong Kong, con Lan Yu storia d'amore che s'interroga sulle solitudini metropolitane. Shanghai con due capolavori indimenticabili della cinematografia degli anni Trenta, Malu Tianshi e Shizi Jietou e la sesta generazione guidata da Lou Ye, con Cheng Er e Guan Hu con The Criminal e Midnight Walker. Focus su Shanghai presenta inoltre X-Roads di Shazon Jiang, il seguito di Shizi Jetou, i documentari Ha Ha Shanghai e Lai Man Wai: Father of Hong Kong cinema, e le notti di Shanghai di oggi raccontate dalla scrittrice Mian Mian.

Italo Spinelli

In che tempo viviamo?

Cinquantotto film, più del doppio della nostra prima edizione, provenienti da venti paesi, inclusa una retrospettiva cinese su Shanghai, documentari italiani in Asia, cinque film di Joris Ivens in Cina e Indonesia.

Molti gli autori presenti: Lou Ye, leader della “sesta generazione” del cinema cinese, “moving star” di Shanghai, sarà presente con Sou zhou He, e con il suo più recente documentario In Shanghai. La Cina è vista anche da uno scrittore, Wang Chao, al suo debutto alla regia con The Orphan of Anyang, tratto da una sua novella, recitato da attori non professionisti.


 

 

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